domenica 12 maggio 2013

Siracide 27,17-21

La tua Anima non può esimersi dal condividere i tesori riscoperti durante il Cammino: gratuitamente ha ricevuto, gratuitamente deve dare. Ma se il tuo Gemello Interiore ti ha rivelato nella Stanza Segreta -quel Cuore palpitante che è Tipheret-, i passi operativi della Scienza Sacra, allora serra le labbra e se si rendesse necessario per difendere l'Insegnamento, taglia anche la lingua.

Siracide al capitolo 27 introduce nel versetto 17 il concetto di fedeltà al nostro Amico Intimo, un patto di fedeltà sigillato dal nostro stesso Silenzio, così è infatti Scritto: "Ama l’Amico e sii a lui fedele, ma se hai svelato i suoi segreti, non corrergli dietro, perché, come chi ha perduto uno che è morto, così tu hai perduto l’amicizia del tuo prossimo". Queste parole pesano come un macigno, hanno il sapore amaro dell'irrevocabilità, sentenza incontestabile allorché non si è saputo custodire gelosamente un dono prezioso.

Continuano i versetti successivi: "Come un uccello che ti sei fatto scappare di mano, così hai lasciato andare il tuo Amico e non lo riprenderai. Non inseguirlo, perché ormai è lontano, è fuggito come una gazzella dal laccio". L'Amico Interiore viene qui paragonato ad un Uccello e ad una Gazzella. E' l'Uccello divino della Shekinah, Colomba di Rivelazione e dispensatrice di Grazia, che scappa dalle mani del Soffiatore. Ed è la Gazzella Ermetica che fugge dal laccio dell'Intuizione di quelli che hanno la bocca larga.

Se uno non sa starsene zitto allora sarebbe meglio per lui pregare di non ricevere istruzione alcuna dal proprio Gemello ed Amico Interiore, finirebbe certamente per SVeLaRe e quindi per SViLiRe le sue perle sapienziali, con l'unico risultato di essere definitivamente abbandonato: "Perché si può fasciare una ferita e un’ingiuria si può riparare, ma chi ha svelato segreti non ha più speranza", vigiliamo perché Lex ignorantiam negat
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lunedì 6 maggio 2013

L'Immanenza dell'Assoluto

La parola IN-FINITO significa NON FINITO, cioè senza fine, ma la preposizione IN possiede anche una forte connotazione inclusiva, pertanto la parola IN-FINITO, può essere letta come DENTRO IL FINITO. 

Avete intuito il Messaggio del Logos celato in questo semplice gioco cabalistico? L'In-finito o senza fine è contenuto nell'In-finito, cioè all'interno del finito stesso. Dio è totalmente immanente perché NON ESISTE NULLA ALTRO CHE LUI E LA SUA MAGNIFICENZA. 

Il Trascendente non esiste, che cosa dovrebbe trascendere Dio se Lui è l'Unico Esistente? Realizzare il Trascendente è compito dell'uomo, giacché, cadendo in MESCOLANZA, ha costretto la Realtà a mescolarsi con le illusioni.

martedì 30 aprile 2013

Il Vino come analogia del Sangue

Il Vino è analogia del Sangue. Alcuni fanno risalire la parola VINO alla parola sanscrita VENA, indicante lo stato di amore. Ma VENA letto in italiano definisce il vaso sanguigno che conduce il SANGUE verso il cuore. 

Non è finita qui, le radici greche ENO, il VINO ed, EMO, il SANGUE sono foneticamente simili. Lasciatemi divertire ancora un pò. In ebraico il SANGUE viene tradotto con DAM, radice contenuta nella parola italiana DAMigiana, il contenitore vitreo del VINO. 

Ancora... SANGUE in spagnolo si traduce SANGRE, e richiama sfacciatamente la parola SANGRIA, una bevanda alcolica a base di VINO. Inoltre dedichiamo un po' d'attenzione alle parole che il buon Sileno rivolge a Bacco: "Il rimedio è facile. lo conosco una certa pianta che dà buffissimi frutti, i quali amano tanto la compagnia da non stare mai isolati. Allora si raggruppano intorno a un gambo. Se strizzi questi frutti ne viene fuori un LIQUIDO ROSSO che dà la stessa energia, lo stesso vigore, gli stessi impeti che dà il SANGUE. E' come se nell'individuo entrasse una nuova vita. Per questo io ho dato a questa pianta il nome di VITE". Infatti dal frutto della VITE estraiamo il VINO e dal SANGUE estraiamo la VITA giacché esso è il veicolo della nostra Nephesh... e non solo.

giovedì 25 aprile 2013

Vangelo di Matteo 7,1-2

Al Vangelo di Matteo capitolo 7, nei primi due versetti è Scritto: "Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati".


Intendete bene le parole di Rabbì: "Non giudicate, così da non essere giudicati". Ma non giudicate chi? Questo dovete meditare, perché Colui che non bisogna giudicare è il Padre, ecco il significato del "Sia fatta la tua Volontà!". Abramo ha forse giudicato il Dio dell'Assurdo solo perché gli comandava di sacrificare il suo figliuolo? E Rabbì giudicò forse il Dio dei Folli solo perché questi gli comandò, come dicono le Scritture, "di rendersi obbediente fino alla morte, e alla morte di Croce?". 

Ecco cosa è un Giusto, giusto non davanti ad un'ipocrita morale umana, ma Giusto in quanto comprende che Uno solo è il Giusto ossia il Padre, indipendentemente da quello che accade nella nostra vita. Direbbero i Fratelli Muratori "tutto è giusto e perfetto", questo è il significato del non giudizio, perché se tutto è giusto e perfetto per quale motivo dovrei istericamente giudicare servendomi del metro offertomi dai miei poveri occhi, ciechi fin dalla nascita in questo mondo di tenebra? Nel Vangelo di Giovanni 7,24 è Scritto infatti: "Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate con giusto giudizio», e giudicare con giusto giudizio significa riconoscere umilmente il Giusto e la sua insindacabile Giustizia.

Inoltre è Scritto: "con il giudizio con cui avrete giudicato, sarete giudicati", per intendere questo versetto lasciatevi istruire da Giobbe, il quale toccando il fondo della miseria umana osò in un attimo di debolezza, incolpare il Padre per tutto quello che gli accadeva, leggiamo nel Libro di Giobbe al capitolo 40 versetti da 6 a 14, ciò che il Padre risponde con grande possenza: "L'Eterno allora rispose a Giobbe di mezzo alla tempesta e disse: «Orsù, cingiti i lombi come un prode; io ti interrogherò e tu mi risponderai. Vorresti proprio annullare il mio giudizio, condannare Me per giustificare te stesso? Hai tu un braccio come quello di Dio e puoi tuonare con una voce pari alla sua? Adornati dunque di maestà e di magnificenza e rivestiti di gloria e di splendore. Da' libero sfogo ai furori della tua ira; guarda a tutti i superbi e abbassali, guarda a tutti i superbi e umiliali, e schiaccia i malvagi ovunque si trovino. Seppelliscili nella polvere tutti insieme, rinchiudili in luoghi segreti. Allora anch'io ti loderò, perché la tua destra ti ha dato vittoria". 

L'Iniziato deve giudicare, perché senza DIN, o giudizio la sua sinistra è debole ed egli si lascia plasmare dall'esterno per mezzo dei suoi simili, quei simili che vanno giudicati, non in quanto persone, ma in quanto specchi che riflettono le sue stesse imperfezioni.

Molti New Agers utilizzano questo versetto di Matteo per concedersi comode lagne, a mo' di risentimento personale, si dimenticano costoro che Rabbì era il Mashiach, Gloria Corporificata del Padre Inconoscibile, e di certo le Sue Parole condensavano un livello di Insegnamento totalmente difficile da decriptare se non si posseggono le ali ermetiche sui propri emisferi cerebrali. 

Soprattutto bisogna ricordare che il Krystos, essendo Mikael, tornerà alla Fine dei Tempi con la sua Parola-Spada per separare "le pecore dalle capre", da notare che la parola inglese Parola, cioè Word è del tutto identica alla parola inglese Spada, a cui va aggiunta solo una S iniziale, Sword (Word-Sword). Pertanto Egli rappresenta il Giudice per eccellenza, il Padre Ineffabile gli ha dato potere di giudicare persino i giudici astrali, i signori di Yetzirah.

E se il Krystos ha il potere del Giudizio sulle Potenze Immonde, tanto più quelli che Egli ha scelto hanno avuto il potere di giudicare il mondo, come leggiamo nella prima lettera ai Corinzi al capitolo 6 nei versetti 2 e 3: "Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita!". 

Sottolineo una volta di più che i New Agers confondono le Sacre Scritture con novella 2000, tuttavia Rabbì dei battibecchi umani se ne infischiava altamente, perché avrebbe dovuto occuparsi dei morti quando il Logos attraverso di Lui comandò: "Lascia che i morti seppelliscano i propri morti"? Dobbiamo pesare ogni parola delle Scritture, ogni sillaba, e non accettare facili interpretazioni esteriori, altrimenti non entreremo mai nel Pardes, il Giardino mistico delle delizie dove l'Iniziato apprendendo la Lingua degli Uccelli potrà essere istruito dalla Voce della Colomba sulla Scienza degli Antichi.

lunedì 22 aprile 2013

Il Deserto come metafora della Tradizione

Il Deserto è la nostra Tradizione perché, quando ne percorri la Via, sei costretto a camminare nel bel mezzo del niente senza fine, sotto il cocente sguardo vigile del tuo Sole Intimo, mentre ricerchi un'Oasi che sembra non apparire mai. 

Il Sentiero senza sentieri che porta alla scoperta dell'Oasi è minato dalla fatale presenza di serpenti e scorpioni, due nemici che si trasmutano in alleati allorché si comprende il significato intimo di questi due potentissimi Archetipi. 

Allora gli ostacoli non tarderanno a rendere manifeste le velate opportunità di sviluppo agli Iniziati che avranno accettato la sfida del Deserto. I solitari potranno così udire la tuonante Voce del Padre, essi si sono addestrati a sopportare l'impeto vibrazionale della Voce del Silenzio, un Silenzio che altrimenti li avrebbe condotti alla pazzia. 

Ma cosa rappresenta il Deserto? Esso è la luce
 del Sole che, decadendo, si trasmuta in terra e inaridisce, e per tornare allo Stato d'Origine deve essere bagnato, come nel Battesimo, dalle Acque della Maria, Amara, Miriam, Majim, Mara, il Mare presente nell'Interiora Terrae dell'uomo e della donna, per trasmutarsi in un'Oasi, ossia nello Spirito del Sole corporificato, l'Oasi/Uomo Verde cioè Al Khidr, verde come un'eterna vegetazione, bandiera esultante di Vittoria Definitiva sulla morte e di Resurrezione. 

In queste parole vi è nascosto un possente Arcano, siamo noi infatti il Sole, l'Acqua ed il Deserto, cioè i tre principi Zolfo, Mercurio e Sale. Se sapremo operare correttamente allora ci sarà dato di materializzare in vita la verdeggiante Oasi dell'Immortalità, altrimenti l'ennesima incarnazione sfumerà in un miraggio e noi moriremo di sete pur possedendo nel nostro stesso Pozzo, quell'Acqua che estingue la sete.

giovedì 11 aprile 2013

Il Falegname che lavora il Pino

Osservate la potenza del Logos Divino, sia sempre benedetto El per questi Doni! Giuseppe nelle Scritture è il falegname. Ma chi è il Falegname? Il falegname è colui che lavora il LEGNO ossia l'Iniziato che lavora la propria Materia. Ora il diminutivo di Giuseppe nella nostra lingua è PINO!!! 

Il Pino possiede una qualità di legno il cui utilizzo è conosciuto fin dall'antichità per la fabbricazione del cosiddetto "Fuoco Greco", analogamente l'Iniziato lavorando la propria LEGNA-Materia accende i propri Fuochi Ermetici! Shaddai non finirà mai di stupirmi, infatti il frutto del PINO è la PIGNA

La PIGNA è la nostra GHIANDOLA PINEALE, il Terzo Occhio che dobbiamo aprire. Noi siamo quel PINOCCHIO, od OCCHIO PINeale, che deve essere aperto, solo così da burattino di LEGNO, ossia da fantoccio materiale, ritorneremo ad essere il Vero Uomo! 

HaShem concedici la forza in questi tempi di tenebra di lavorare con successo il nostro seme affinché marcendo nella terra che ci è stata affidata alla nascita, possa realizzare quel Pino, che, essendo sempre verde, rappresenta l'Archetipo dell’immortalità stessa.

lunedì 1 aprile 2013

Dal PentagrammAton all'EsagrammAton


Ormai nelle "scuole" iniziatiche d'oggi, si mira alla costruzione di un Corpo Adamantino nel quale, dopo la morte, trasferire la Coscienza. Ho parlato con molti maestri dei più svariati Ordini e gruppi esoterici e nessuno, sottolineo nessuno ha creduto o crede alla promessa della Tradizione, la nascita quaggiù di un Essere attraverso il quale il Braccio di Shaddai, la Presenza di Ehye Asher Ehye e l'Ineffabilità di El Elion si manifestano per compiere il prodigio della Cosa Unica.
Il mio Didimos un giorno mi disse riferendosi a certune scuole: "si fermano all'argento, alla realizzazione della stella a cinque punte". La stella a cinque punte ci indica che i quattro elementi costituenti la Mater-Materia si sono spiritualizzati trasmutandosi nel 5 o quinto elemento Cristico, la Luce! 

Tuttavia la stella a cinque punte possiede all'interno un penatalfa rovesciato, simbolo femminile ben rappresentato dall'argento la cui natura lunare gli conferisce lo status di allegoria per tutte le Eva. Ecco perché il Kremmerz affermava che il Krystos è il Corpo Lunare dell'androgino, pur essendo stata infatti la materia spiritualizzata, essa possiede ancora natura lunare a causa del pentalfa interno rovesciato. 

Quindi si parlava di un solo stadio del Krystos, ed ora comprendo anche perché il mio Gemello mi disse che "persino il Krystos è una Sulam Ya'akov", cioè una Scala di Giacobbe, perché esistono vari stadi di realizzazione del Krystos, come ci confermano le Scritture: "il più grande sulla Terra è il più piccolo nel Regno dei Cieli" allorché sono molte le Vesti di Luce che siamo chiamati a confezionare per ritornare a Casa, una Tunica Luminosa per ciascuno dei vari livelli vibrazionali all'interno dei diversi universi esistenziali. 

Dunque il Krystos come stella a cinque punte è solo uno stadio transitorio del Krystos come stella a sei punte, dove l'alto e il basso si compenetrano l'uno nell'altro dando alla luce l'Androgino Perfetto, Vero Figlio del Padre e Vero Padre di questo Universo, nonché Capo di tutte le Gerarchie, per questo detto Alufò Shel Olam.

Quindi quelle pochissime scuole moderne che lavorano alchemicamente, insegnano come spiritualizzare la propria materia ma... NON sanno come insegnare a materializzare lo Spirito, ed è logico, non vi hanno creduto e dunque non lo realizzeranno mai! Affermo che la realizzazione non è completa finché il Cinque non si trasmuta nel Sei, infatti per la realizzazione della stella a sei punte bisogna aggiungere di sotto a quella a cinque punte un triangolo, manca lo Spirito cioè, che si riversa in basso, così nel medium coniungendi tincturas il "corvo diventa bianco e la colomba nera" e poiché in medio stat virtus, l'Iniziato ha realizzato il Vero Uomo avendo esaltato le proprietà del suo Lapis.